sabato 2 maggio 2009

alessandra loves certosa

Arrivi a un punto in cui immagini di non voler condividere più nulla. Di tenere tutto per te.
Nascosto. Chiuso a chiave.
Perché attorno percepisci soltanto estraneità.
Vorresti andartene. Ma lo faresti con rammarico.
Poi accade che trovi il posto della mente.
Accade che il posto della mente diventa reale.
Sei uscito dal tuo quartiere squallido, dalla piccola città dentro alla città in cui vivevi, per approdare in un posto della mente.
Assomiglia alle grotte della tua anima. Poco illuminate, poco decorate, ma vitali, intense, diramanti energia.
Alle tue spalle, palazzine con casette in scatola. Un viavai triste per strada, tutti attenti a rientrare per non perdersi l’inizio del reality del momento.
Alle tue spalle i posti stretti, costipati, asfissianti e puzzolenti. Alle tue spalle il 90% della topografia urbana della tua città.
Adesso stai bene, il cuore è al riparo. Nutrito, condiviso.
Le energie riprendono il movimento.
La casa ha ritrovato il posto che merita, quello di un passaggio intervallato da altri. Le case degli altri, il bar, la piazza, la strada.
Il movimento viene dal basso.
Il movimento che viene dal basso risponde a un disegno divino. L’incanto e la condiscendenza ne sono le ovvie conseguenze. E chi non ne condividerà la sudditanza sarà destinato alla miseria.