Primo maggio e il pratino della Certosa, che generalmente vede spade cacche zoccole e morti, fa giocare i bimbi con la palla e con la bici.
Diego Claudia e Francesco sventolano la bandiera della pace. Claudia tenta di puntellarla per terra, mentre Diego è incantato ad ammirarne i colori arcobaleno. Francesco ci gira attorno, come in un rito antico. Altri giocano a pallone, altri ancora suonano la chitarra, e cantano. Mio Dio com’è bello cantare.
Cantiamo mentre tracanniamo bicchieri su bicchieri di vino rosso. C’è quello che Vania e Picchio hanno preso a viale della Primavera, non mi piace, è aspro, anche se va per la maggiore. Poi ce n’è un altro, dal sapore diverso, l’ha preso il mio amore, mi ricorda quello che bevevamo ininterrottamente a Montalcino, mentre preparavamo un festival internazionale sperduti in un casolare di campagna.
Tirare su un’altra bandiera, grandissima, rossa, con quel simbolo giallo che sembra oro se lo guardi alla luce del sole.
Sulle braci salsicce e bistecche. Ci sono le fave, cotte e crude, c’è il pecorino che Picchio si tiene bello stipato sotto al tavolo e lo centellina ai commensali. Andrea fa le foto. Francesca sembra un po’ giù. Maddalena sorride e Alessandro, suo figlio, non trova la damigiana dell’acqua, quella che doveva essere stata pulita ma poi scopriamo che era incrostata della peggior specie di schifezze.
Flavio ha l’aria di uno che si è calato qualcosa di chimicamente fantastico. Invece è semplicemente felice. Laura lo è decisamente di meno, Alice non l’ha fatta dormire neanche la vigilia del primo maggio. Tommy e i suoi fratelli intonano l’intero repertorio vetero comunista con la chitarra, e io mi ricordo quando durante le street parade fuggivo dai camion delle zecche per spalmarmi sotto a quelle techno. Ma mi ricordo che quando ne sentivo un paio, di nascosto, mi commuovevo.
Paolo, detto il professore, detto il presidente, detto anche belli capelli, con Maria Pia, la moglie bella bella con gli occhi d’acqua profonda. Enzo si perde sempre la piccola Emma, che vaga silenziosa cercando il papà ma pure chiunque altro che se la spupazzi un po’. Ma pure no. Vania arriva con tre torte che finiscono in una manciata di secondi. Claudio mi continua a dire che devo andare a fare quello che non so fare, mettere pace. Simone arriva già mangiato ma non dice no a un bicchiere di vino. Piera a un certo punto va a fotografare le fave del contadino. Anna alla quale voglio bene. Nello che ha falciato il prato la mattina presto. Luca, figlio di Maddalena, sorride e ascolta, ascolta tanto. Irene dice che ama Stephenie Meyer, almeno quanto a amo io. Rodolfo arriva con il cane. Move se la prende e Luca lo lega.
E all’improvviso c’è questa signora bassina, fisicamente una sommaria icona dell’alta borghesia. Messa in piega, talleur pantalone, trucco e botulino sparsi nei punti giusti, una specie di Marina Ripa di Meana versione 1 metro e 60. Questa imbucata si impone con perfidia, rivendica il diritto alla sua proprietà, quel fazzoletto di terra dove si vanno a bucare, dove vanno a cagare, dove abbandonano transessuali morti. Questa gretta personcina dice che ce ne dobbiamo andare, la terra è sua. Chiamo i vigili, chiamo la polizia, vi denuncio. Faccia pure signora, noi siamo qui.
Quando le domando se preferisce siringhe usate, merde di cane e zanzare tigre – che, è bene dirlo, molestano noi non lei – mi risponde stai zitta. Le ho risposto vaffanculo. Non è stata la risposta più adatta, ma se non altro mi ha impedito di staccarle un’orecchia a morsi.
Alessandra
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Io sono sempre per la libera espressione, non per il suo annichilimento..vada per il vaffanculo e non se ne parla più!!risposta più che adatta Ale (in quella circostanza)! ;)
RispondiEliminaBea
"Stai zitta" nun se pò sentì!!
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